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MAG
Carne e ittico, il consumatore vuole di più
Il seminario specialistico tenuto da SGMARKETING a TUTTOFOOD apre a soluzioni per “riconquistare” il cliente finale.
Una maggiore consapevolezza, unita al cambio delle abitudini, ha modificato il sentiment legato a carne e ittico, due categorie avviate verso sorti differenti. Qualcuno ancora acquista carne? Quali criteri utilizza? Da cosa è frenato? Quali analoghe considerazioni si possono associare a chi consuma ittico? E la Gdo? Deve iniziare a pensare a una riduzione degli spazi per queste categorie o può puntare a rivitalizzarle?
Il tema è stato dibattuto a TuttoFood, durante il Seminario Specialistico “Il freschissimo al centro- Carne e ittico per il consumatore che cambia”, organizzato da SGMARKETING.
Carne, da dove vieni?
Dopo il prezzo, il primo criterio di scelta espresso dai consumatori è la provenienza italiana, seguito da freschezza, data di scadenza (i.e. due indicatori di servizio) e sicurezza-salubrità.
A spingere il consumo di carne è un aspetto prettamente gourmand, ossia il piacere dell’alimento. A seguire si trovano item legati al costo (specie per suino e avicunicolo) e alla fiducia relativa al prodotto acquistato (specie per avicunicolo). L’indagine risponde a un quesito “delicato” per tutti gli operatori della Grande Distribuzione, ossia: quali sono i freni al consumo della carne? Secondo gli “avversi”, sono soprattutto il fatto che mangiare carne “faccia male alla salute” (riferimento soprattutto alla carne rossa); molti soggetti lamentano una poca fiducia nei confronti dell’alimentazione praticata specie sull’avicunicolo, e una sensibilità nei confronti del benessere dell’animale. Quest’ultima motivazione è la principale espressa da chi non consuma, né consumerà, carne in futuro.

Pesce: salute e gusto, un connubio vincente
Non ci sono dubbi: il consumatore usa, come criterio di scelta per il pesce, la sua freschezza. Seguono il prezzo, la sicurezza e salubrità, la provenienza italiana o locale. Perché lo consuma? Perché fa bene alla salute, perché gli piace. Agli occhi, invece, di coloro che sono avversi al suo consumo, il pesce sconta peccati originali quali il costo eccessivo, la scarsa fiducia sull’alimentazione praticata nell’allevato, motivazioni legate al benessere dell’animale e dell’ambiente, la poca capacità di cucinarlo. I “non user”, invece, riportano con particolare vigore il benessere dell’animale, così come i motivi etici e ambientali.
Dal punto di vista dei contenuti informativi, i consumatori sono alla ricerca di garanzie relative al prodotto (allevato, pescato, biologico; alimentazione), ma anche di informazioni sulle sue caratteristiche nutrizionali, la sua origine, la preparazione (dai tempi di cottura, alle ricette, all’assenza di spine).

Nella seconda parte della mattinata, i lavori si sono concentrati sul racconto delle esperienze dei professionisti del retail, con la Tavola Rotonda, moderata da Cristina Lazzati, Direttore Responsabile delle testate Mark UP e Gdoweek.
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